Batti un polpo

Credo di aver bisogno di un blog.

Nuovamente. Luglio 2013.

Ritorno qui.

Ritorno ovunque io possa parlare e scrivere di me.

Ciò che accade è insolito.

Ciò che accade l’ho conosciuto molto bene.

Il bello è che ciò che accade non mi piace.

So che non mi piace.

So che sta accadendo.

Nuovamente.

Non credevo fosse possibile.

Credevo tutto fosse finito tre anni fa.

Grossa bugia.

Grossa verità rivelatasi falsa.

Sono qui.

Il terrore è così grande.

La paura di non riuscire a vivere più.

L’ansia.

Occhei, cambiamo modalità di pensare: Non c’è niente da perdere, anche se dovessi morire.

La morte non fa paura.

Perdersi è l’equivalente dello scoprire posti nuovi.

Ciò che appare come negativo è solo una sfumatura della realtà.

L’auto-convincimento non ha granché funzionato con me.

Questo non lo è.

Questo è un cambiare punto di vista.

Ce l’ho fatta, credo.

Almeno per stasera

.

La cosa più importante


Ho una voglia matta di mangiare qualsiasi cosa.

E forse di piangere, gridare e scalpitare.

Il problema è che non ci riesco e non sarebbe di alcuna utilità.

Gridare così sarebbe come gridare su una montagna persa tra le montagne dell’Atlante africano.

Piangere così sarebbe come cercare di creare un nuovo mare, ma le lacrime sono poche ed inutili.

Scalpitare? Perché? Non ne vale la pena. Darei fastidio, quel grosso fastidio e quel grosso peso ingombrante, così.

Eppure quella voglia matta c’è.

Lo so.

Sempre “meno importante di" qualsiasi altra cosa, persona o evento.
Torna dopo mesi?
Ha fatto incidente?
Il borsellino è vuoto?
La voglia di fottere quella merda è tanta?

Sempre dietro, sempre dietro qualsiasi cosa.
E così sei calma, tranquilla. Sei una persona che non si arrabbierebbe mai.

Però - esagero io od esageri tu?

Dalla mia parte c’è un egocentrismo di fondo.
Ma sono così. Sono sempre stata così.
Lo sai e lo so.

L’amore non è che forma di Vanità.

La testa giù non l’ho mai messa.
I piedi i testa non me li hanno mai messi. No, ci hanno provato.
Ho scalciato. 

Devo essere la cosa più importante nel tuo Mondo.
E non lo sono. 

Io? Concerto, torno a casa.

Non resisto. Lo chiamo. 00.30.

Tardi non può fare, sì. 
Soldi non può spendere, sì.

Veramente. Le paranoie angoscianti del Lunedì sera.

Forse è meglio chiudere tutto. Essere amici è complicato.
Dalla pelle al midollo.

Ho appena visto uno dei concerti più belli al quale abbia mai partecipato.
Dovrei avere ancora l’adrenalina a mille.
E invece?
Una telefonata è bastata a rompere tutto.

Mi sento una persona Stupida.

Stai sanguinando non puoi più difenderti.
Stai respirando, ma questo non è ossigeno.
E non è un avvertimento, non è un segno. E’ tutto vero e sta accadendo adesso.
Maledettamente proprio a te.
Mi stai sentendo? Sono tutto un altro te.
Quello che hai dentro, quello che forse non c’è.
Qualcosa sta cambiando, tu sai che è inevitabile.

Ma è fresco questo vento che si sta alzando.
E io ti salverò!

È questo il giorno delle Verità o sei solo tu che vivi a metà?
Vuoi prenderti tutto. Non nasconderlo.
Non puoi dire no.
Non ti crederò.

Io so che tu vuoi correre, ridere - urla non ti sento!
Sei giovane, sei libero nel Giorno delle Verità. 

Non credere alle favole, ma neanche alla realtà.
A tutti quegli scrupoli che non ti fanno vivere.
Non perderti mai niente che tenga in vita questo fuoco. Illuditi Convinciti che no: tu non ti brucerai.
Se sei tu che vivi come me…
Se sei tu… mi devi credere.
Se sei tu che vivi come me.
Just behind your soul.

Negrita - Il Giorno delle Verità.

Sentirla dal vivo: sì, ho pianto.

Non te lo meriti

Immagina che poi non cambi niente.
Immagina che rimanga tutto così com’è.

Per quanto sia doloroso è così bello.
È così bello vivere di ricordi.

" Non te lo meriti “.
Già. Lo so.
E se me lo dici tu è proprio vero.

" Non faccio niente “.
Alè. La scoperta dell’America.
L’ho notato prima di te.
Ti sto solo chiedendo il perché. 

Non mi era mai successo. Mai, davvero.
È una situazione nuova, strana.
Non la so gestire. Così, non la so gestire.

Ogni giorno mi sembra la Fine.
Ma la Fine non arriva mai.
Ed è tutta una lunga sofferenza.
Ed è tutto un grande sperare. 

Non voglio continuare così, ma non voglio - non voglio.

E allora è meglio non parlare?
Forse, già, sicuramente. Sono nata solo con il temperamento sbagliato.

La lingua mi fotte e gli occhi mi tradiscono.

Drug. Do you wanna?

Amare è come una droga:all’inizio viene la sensazione di euforia, di totale abbandono.

Poi il giorno dopo vuoi di più. Non hai ancora preso il vizio, ma la sensazione ti è piaciuta e pensi di tenerla sotto controllo.
Pensi alla persona amata per due minuti e te ne dimentiche per tre ore.

Ma, a poco a poco, ti abitui a quella persona e cominci a dipendere da lei per ogni cosa.
Allora la pensi per tre ore e te ne dimentichi per due minuti.

Se quella  persona non ti è vicina, provi le stesse sensazioni dei drogati ai quali manca la dose.
A quel punto come i drogati rubano e s’umiliano per ottenere ciò di cui hanno bisogno, sei disposto a fare qualsiasi cosa per amore.

Paolo Coelho


In realtà non so da dove è tratta e se neanche sia di Coelho, ma mi piace.
In realtà non mi piace, ma è fottutamente veritiera.
In realtà la realtà dei fatti non mi piace. Però è così. 

The - end

Quasi nessuno mi sentirà, quasi nessuno mi ascolterà.
Ma c’è la giusta scusante : non mi odono.

Con le loro cuffie e con i loro tappi.
Con i loro occhiali stanchi e la montatura con lo scotch. 

Ed è la scelta giusta. Non udire, non vedere per poi non poter ascoltare ed osservare.

C’è così tanta differenza tra un verbo ed un altro.
Tra un apostrofo ed un elisione. La stessa che c’è tra me e te. 

È duro. Non è edificante.
È bello pensare che le favole esistono, è piacevole.
Dimenticare che le storie hanno una fine, quel gran finale, quello che vorresti o quello che non avresti mai immaginato: c’è un finale.

Il problema sorge quando tu dimentichi che la fine esiste.

/ È bello sapere che la scrittura non ti abbandona, non ti ha mai abbandonato.

Era solo in un angolo lì, compressa, abbandonata sul suolo, grigia e sporca.
Ti guardava come un cane che mugugna in attesa di essere perdonato.

In attesa
di essere
perdonato. 

I brividi sì, quelli che percorrono il tuo capo e si condensano in gola.
Non come un nodo. Solo brividi.
Poi li vedi scendere giù, percorrere l’esofago ed arrivare allo stomaco e così..
pian piano disperdesi.

Solo per quello che hai scritto, solo per quello che pensi.
Solo per le parole che scorrono sulla tastiera. Veloci, immobili.

Ed un respiro di sollievo, sì. Ce l’hai fatta.
I tuoi occhi non dovranno sopportare e scaricare cosa c’è nei tuoi pensieri.
Basta un foglio bianco, un qualsiasi foglio, persino un foglio grigio.
Un foglio rosa non sarebbe adatto.

E così vai. Lei che triste e speranzosa ti guardava.
Come hai potuto abbandonarla?
Come hai potuto abbandonarmi?

Forse ci sono momenti in cui parlare è vano.
Parlare, spiegare, dialogare è sempre servito. Sempre.

Forse l’amore non rende ciechi, ma è amando che si diventa ciechi.
Così si evita di vedere ciò che realmente non funziona più.
Non funziona più.

C’è qualcosa che non funziona più.

Rendersene conto da soli è triste.
È lungo il processo. È quasi infinito, perché tu devi combattere contro la tua cecità.
Assurda ed insensata cecità. 

Giochiamo a metterci le dita negli occhi.
Forse è un po’ questo l’amore.

L’avevo dimenticato o forse non l’ho mai capito, saputo. 
Non ci sono regole nell’amare e nell’amore.
Dovrebbe essere tutelato.
Dovrebbe essere un qualcosa di preciso.
Troppo scontato un manuale di istruzioni.

A me servirebbe un corso preciso, un corso accelerato. 
Ora.

Dovrebbe essere legge nazionale, un corso di studi. 
La Scuola non ti prepara alla vita.
La Cultura forse sì.

Ed è accantonando lei che sono caduta in fallo.
Non avrei mai dovuto farlo.

Ho abbandonato voi, mie tanto care amiche.
Prometto di custodirvi gelosamente.

Prometto di ritornare a pensare.

 

killtherainbow ha detto:: "Sei troppo romantico." E cosa c'è di male? ._.

Quasi tutto.

Destroy

Un passato pauroso.
"bleaaahh". Blì, blò, blù.
Parole a vanvera.
Ma chi non si riempie di parole e con quelle fa il figone?
Ah, no. Fa l’indignato. Oggi fa figo fare gli indignati quando in realtà non ci informiamo adeguatamente e di quelle leggi e di quei movimenti non ci capiamo nulla.

Chi ci capisce qualcosa, beh.
Quello è colui che ci passa le informazioni. Ce le filtra.
E noi pensiamo che sono nostre.
Pretendiamo che siano nostre.
Ce ne vantiamo.

Il punto è che per capire il mondo di oggi dovremmo avere nozioni approfondite di tutto.
Idioti. 

Il presente passa.
Tranquillamente, con il tik tok delle lancette su una griglia numerata. 

Vorrei sapere, vorrei poter sapere di più.

Uomini di carta

"Guarda come ti sei ridotto
più ti guardo e più ti odio.”

Non so cosa sia. E’ un pezzo di un brano che va a random su itunes e non ha un nome. Ripete solo “stelle finte e uomini di carta”.

Non sapere. Che angoscia, neanche google risolve il mio problema.

"costruivo il mio castello,
speranza unica,
l’onda,
elevata
silenziosa,
mi diceva è solo sangue”

 Stelle finte e uomini di carta. Ora sì, lo realizzo anche io.
Ed è un po’ così. Un castello di carta. Illusioni di conoscere e comprendere.
Ma la vita non dovrebbe essere il tempo della ricerca?
Mi strugge così tanto il non poter conoscere.

L’età. O no.
Me lo dico e me lo ripeto “sei giovane, già questo è.. ” tanto? No, non tanto.
Abbastanza? Mh, neanche.
È qualcosa, mettiamolo così.
Il mio sapere è così limitato ed infruttuoso.
Nuovi spunti, sì. Porta nuovi spunti.
Dovrei coglierli, forse è per questo che studio ancora.

Eppure : vorrei fare un viaggio con le orecchie serrante e non poter più udire le voci. Queste stesse voci di lamenti.
Lamenti. Lamenti.

Paurosamente ossessionata dal lamento. Dallo strazio e dall’insoddisfazione.
Lo sogno, persino. Sogno uomini e donne che si lamentano.
Ma qualcuno che gioisca c’è? 

Basta con il lamentarsi.
Gentilmente. 

Yellow lemon tree.

Scappano tutti. O partono tutti.
In realtà non proprio tutti.

Io rimango. Rimango qui.
E mi manca già ora quello che non ci sarà più. Qualche giorno.
Realizzo solo ora.

Piangere? No, piangere non serve a nulla.
Realizzarsi, nel frattempo.
Più forte, più sola.
Alienata.

Scappano. Prendono il treno della fortuna.
Prendono e riprendono e ripartono.
Ritornano?

Le abitudini. Le necessità.
Le presenze.
Oggi ci sei. Tra due giorni non più.

Che mese terribile mi aspetta. Ottobre 2011.
Lo ricorderò, sempre. 

Un po’. Un po’ dovevo concepirlo prima.
L’abbandono non è stato mai il mio forte.
Ma non è un abbandono. Che sciocca.
Il mondo non cadrà. Nessuno morrà.
Solo tutti più lontani. Solo tutti alienati.

Ognuno nel suo posto.
Il posto giusto?

Sai perdere? Perché pretendere? 
Tu non vuoi comprendere. 

Non è mai successo, mai prima. 
Vi perdo. Vi lascio. Vi abbandono.
La scalata verso il sogno è lunga. Ed è questo che mi preoccupa. La durata.

Chi rimane? Chi va via?
Anche 40km mi sembrano così tanti.
Per alcuni sono 100, per altri 1000; anche se non così importanti ero circondata, affetta.
Ma domani?

Io non sono brava negli adii o nei lunghi arrivederci. 
Già sto male.
Il tempo corre e sfuma via i ricordi.

Ora piango, sì. Un po’. Mi aiuterà.
Laverà via il motivo. Il motivo di quella canzone..
Il nostro albero giallo di limoni. 

Ora sì. Un torrente.
Torna presto, non scordarti di me.

Ai cambiamenti ci si abitua.
Io non lo so. 

Gli ultimi mesi sono passati. Volati.
fuggiti nella noncuranza della realtà, quella realtà che si avvicinava. 
Ho finto, un po’. Oscurato.
Reso invisibile il vero.
Il viaggio.

Scusami, lo so.